Atlante dei paesi fantasma: storie fra abbandono e rinascita

 

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Qual è la forza di gravitazione delle rovine? La sindrome di Stendhal che esercita un luogo deserto? Forse la nostra assuefazione a tutto ciò che è pieno. Piene le nostre case, piene le agende di impegni, piena la posta elettronica di mail. I paesi fantasma, con i loro vuoti, ci interrogano, ci inquietano, ma, in fondo ci attraggono. E ci attraggono le loro storie, ogni volta diverse, ogni volta con un grado diverso di inclinazione rispetto alla cosiddetta normalità.
Ho vagabondato mesi per borghi che hanno rotto gli ormeggi e stanno alla deriva nel mare dell’abbandono. Dal 12 maggio 2022, per Sonzogno Editore, sarà in libreria l’Atlante dei paesi fantasma, con le bellissime illustrazioni di Alessandra Scandella.

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Il mito del Grande Occidente può cominciare anche in una valle estrema del Piemonte, a 1.400 m di quota, in un paese abbandonato, Narbona, dall’origine misteriosa, ma sicuramente parte della cultura Occitana, una lingua e una cultura che parlava di Europa unita con mille anni di anticipo.
Video di 8 minuti su Rovaiolo Vecchio, uno dei paesi abbandonati trattati nell’Atlante dei paesi fantasma. Rovaiolo si trova in provincia di Pavia, in quel lembo di appennino in cui si s’incrociano le province di Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova
Ha ancora tante storie da raccontare la Pompei del Novecento, probabilmente il borgo abbandonato più suggestivo d’Italia. Ad esempio, di quella volta che riuscì a ingannare nientemeno che il terremoto.
Una valle meravigliosa, quella del rio Pardo, e due paesi fantasma, uno di fronte all’altro, sotto le rocce dei Tacchi dell’Ogliastra. L’abbandono di Gairo e Osini Vecchi iniziò con una spaventosa alluvione nel 1951 e terminò negli anni Settanta. Oggi sono due gemelli di pietra che si guardano negli occhi, immaginando un filo d’acciaio che un giorno potrebbe unirli…
Un paese fantasma che galleggia sul mare dei calanchi lucani. Alianello Vecchio, abbandonato a fine anni Novanta, era la sua curva a gomito, il perno attorno a cui tutto in paese ruotava. Un paese tattile, di odori, voci e muri ruvidi. Una storia quadrupede di fatica e speranza.
Quante volte può morire un paese? Poggioreale Antica, nella Sicilia del Belice lo ha fatto molte volte. La prima oltre mezzo secolo fa, con un terremoto in realtà mai finito. E poi un poco ogni giorno, per ignavia, inerzia e amnesia. Oggi si riaccende di tanto in tanto come set cinematografico. Alcuni giorni di gloria e poi ritorna come sempre: struggente, terribile e meravigliosa.
Roghudi Vecchio è un paese abbandonato dal 1973, aggrappato come un rapace rinsecchito sul promontorio alla confluenza del torrente Furria nella fiumara dell’Amendolea, in Aspromonte. Nel visitare questo paese enorme, ci si potrebbe fermare alla natura ostile, inasprita dall’isolamento estremo. E invece siamo nel cuore della Calabria grecanica, terra impastata di leggende, dove, quasi sempre, nulla è come appare.
Quello che ora sembra il relitto di una stazione lunare fino al 1963 fu un paese vero e proprio, addirittura comune autonomo fino al 1928. Un villaggio agricolo che un imprenditore piuttosto istrionico, Mario Bagno, acquistò nel 1962 per raderlo al suolo e costruire una cittadella dei divertimenti. Un progetto avveniristico e affascinante nell’Italia del boom economico. La cittadella funzionò alla grande per qualche anno, ma poi, complice una frana, nel 1976 chiuse i battenti. Negli anni sono stati tanti i progetti di recupero, ma nessuno si è mai concretizzato. Per diverso tempo un’associazione locale (Amici di Consonno) ha mirabilmente presidiato l’area organizzando eventi e facendo piccola manutenzione, ma purtroppo, ad oggi, Consonno continua nella sua deriva.